Pittura

GENESI

OLIO SU TELA 30X60 2011

F**K THE BIG C!

  TECNICA MISTA SU CARTA A4

OPERA DONATA PER IL PROGETTO 

Gallerista Jennifer Kosharek e Ria Vanden Eynde ha organizzato una mostra collettiva F **K THE BIG C! (A.F.IL CANCRO!) nel mese di settembre 2011-

645 Central Avenue # 11, St. Petersburg, FL 33701, USA

http://fckthebigc.tumblr.com/

PEACE LOVE RESPECT

OLIO SU TELA 20X20 ANNO 2010 EVENTO  CONTRO LA VIOLENZA 100 ARTISTE IN UN UNICA TELA


SOLITUDINE

TECNICA TEMPERA SU CARTA 30X30 ANNO 2010

 PARTECIPA AL 30X30 GALLERIA OLDRADO DA PONTE (LODI)

 INSERITA NEL CATALOGO DELLA MOSTRA ART-EXPO PITIGLIANO (GROSSETO 2011)


Critica Opera: Solitudine

La Solitudine emozionale, che non è solamente esistenziale, in quanto in assoluto essa non esiste, perché noi siamo altro “da altro”, quindi mai soli. La solitudine non è , quanto ciò che diviene, e nell’opera dell’Artista è ben definita nella stratificazione sia cromatica che espressiva della figura rappresentata, che è bene dirlo è essa stessa alla ricerca di una parte di sé, tanto da rappresentarsi in una dimensione mancante , la propria metà. La dimensione mancante, attraverso quella mano colta nel viso, quasi vuole, o rientrare o “tenere” unite le due parti idealmente divise. Se l’opera rimanda ad un patire che sente la propria solitudine, e aggiungo solitudine emozionale, non possiamo  non cogliere lo “strutturarsi” della dimensione esistenziale della figura rappresentata, la quale nel suo porsi “ mancante “ di una parte di sé, pare essere determinata da vari e varie strutturazioni cromatiche ed espressive come “parti” esistenziali che la determinano. Essa sembra essere schiacciata fra nostalgia e speranza, confusa nel suo stesso “sentirsi vivere”. La solitudine allora è “ricordo di parte di sé perduta” e “desiderio di un voler essere, nel suo improbabile realizzarsi”. La solitudine è proprio il vivere emozionale di “toccare” il proprio limite, tra il Sé desiderante e il vincolo dell’alterità che, per essere deve negare proprio l’altro. La solitudine è anche “Centralità”, nella misura in cui si è soli  solamente postulando l’esistenza dell’altro. La solitudine è dimensione legata all’altro, nel quale l’IO si oggettivizza, ossia si pone di contro, quindi si è soli solo ponendo l’altro. Ma avendolo posto nella propria determinazione di solitudine , contestualmente noi ci approssimiamo all’altro, non divenendo quindi mai soli. L’opera rappresenta proprio questo: la solitudine che ci estranea, ma possiamo estraniarci solamente dall’altro il quale non si annulla, ma si determina “altro da noi”. La solitudine nel suo porsi è allora “approssimarsi”. Se ci sentiamo soli, è perché vogliamo e sentiamo di “ approssimarci.

Valtero Curzi Dottore in Filosofia

IO ALLO SPECCHIO

ACRILICO SU CARTONE TELATO 30X35 (n.d)